LICEO MANIN

LICEO MANIN

“Parole e Note per dar voce al Dolore nel freddo buio del Lager”

Un disegno dei bambini di Terezin.

di Giuseppina Rosato

“Il primo insegnamento è che non bisogna dimenticare. Il secondo, che bisogna ricordare per non giudicare, ma prima di tutto per apprendere”. La lezione di Norberto Bobbio ha trovato eco in un suggestivo “viaggio di memoria” tra parole, musica e immagini, con protagonisti alunni e docenti del Liceo ginnasio statale “D.Manin” e IIS “G. Romani” di Casalmaggiore, dal titolo “I sommersi salvati dalla poesia”. In una mirabile sintesi di emozioni e commozione, il filtro digitale – circa un centinaio i collegati in Meet – non ha costituito un ostacolo per intercettare le più varie sensibilità, suscitare pathos, far sorgere interrogativi e domande di senso. Ascoltare la voce di “testimoni diretti” della Shoah, sommersi dalla barbarie di violenza disumana, in alcuni casi ‘salvati’ dalla poesia ha confermato come la letteratura possa salvare anche nel baratro più profondo dell’annullamento dell’uomo, ridotto ad uno stato ferino. Ad esempio, le opere di Rainer Maria Rilke, per Etty Hillesum, o il XXVI canto
dell’Inferno di Dante, il canto di Ulisse, per Primo Levi hanno rappresentato in quel momento il varco, la maglia rotta nella rete, la luce nel tetro buio.
Nell’oscurità più totale della baracca si è potuto persino ascoltare – ancora – il suono di un violino.
La Memoria è uno dei più grandi valori trasmessi dalla civiltà ebraica.
La Memoria non è il passato, bensì l’eterno presente di tutto ciò che ha senso e valore: l’amore, la preghiera, l’amicizia, la sofferenza, la felicità. Le cose essenziali permangono nell’eternità del loro presente.
Pagine memorabili dal Diario di Anne Frank, dal Diario o dalle Lettere di Etty Hillesum, estratti da La favola di Natale di Giovannino Guareschi, passi da La Notte di Elie Wiesel o da Fino a quando la mia stella brillerà di Liliana Segre sono state alcune delle tessere del mosaico-racconto di testimonianza costruito dalla prof.ssa Giusy Rosato, la cui voce è stata  magistralmente accompagnata dal pianista Simone Ugolini, utilizzando le musiche del maestro Remo Anzovino: Deriva, L’immagine ritrovata, Spasimo, Igloo, Pazyryk.
A fare da corollario, la voce poetica del prof. Stefano Prandini, con “Emmaus” e “De profundis” dalla sua raccolta “Il sale della terra”.
Un messaggio di speranza quello che si è voluto lasciare, facendo tesoro dell’alta lezione di Etty Hillesum, con la consapevolezza che “la vita è bella e piena di significato.
Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e
dalle cose superflue di questa vita, allora è stato inutile”.
Una lezione di straordinaria attualità per tutti noi oggi, nel particolare delicato momento che stiamo vivendo.